A partire dall' esame di Cic., Orat. 3, 214, in cui Crasso ricorda un passaggio di un' orazione di Gaio Gracco (ORF4 p. 196 n. 61) come esempio di « actio », si indagano i tratti dell' oratoria graccana, non aliena da movenze teatrali, come testimonierebbe la ripresa di moduli enniani (Ennio, Trag. 217s. Joc. in Cic., Orat. 3, 217).
Il discorso di Gracco divenne modello nell' eloquenza romana successiva, operante sullo stesso Cicerone (Mur. 88s. ; Verr. 2, 5, 126), soprattutto nei momenti in cui egli doveva dare espressione all' incertezza che prende l' oratore sulla direzione da imprimere al proprio discorso, come in Cluent. 4
